Al giorno d’oggi sono ancora molte le persone che vedono il tennistavolo come un’attività da praticare al parco, ma nonostante questo i numeri del movimento sono in forte crescita. Il maggiore punto di forza della crescita è probabilmente il divertimento generato da questo sport e la sua praticabilità a qualsiasi livello. Il tennistavolo porta inoltre numerosi benefici alla persona, che praticando un’attività fisica intensa come il nostro sport mantiene attivo il proprio corpo. Ciò che forse non tutti sanno è che il tennistavolo è un tipo di attività che può portare benefici interessanti anche alle persone affette dal morbo di Parkinson. In particolar modo, praticare questo sport può ridurre i sintomi più noti del Parkinson come tremori, rigidità e lentezza nei movimenti, e stimolare le funzioni cognitive.
Per questo motivo, l’ITTF Foundation organizza diversi tornei e manifestazioni rivolte ad atleti con il morbo di Parkinson. Un esempio sono i Campionati Mondiali di tennistavolo per atleti con il morbo di Parkinson che si terranno a Helsingborg (Svezia) dal 26 al 30 novembre.
Senza andare troppo lontano però, anche in Trentino abbiamo un esempio di atleti con il morbo di Parkinson che si danno da fare con racchetta e pallina. Da un paio d’anni infatti, all’USD Villazzano, un gruppo di 12 atleti si allena ogni martedì, seguito da Debora Lazzeri. In particolare, un giocatore di questo gruppo ha recentemente preso parte al 1° Criterium Nazionale Parkinson a Grugliasco: si tratta di Pietro Faverzani, classe ’49, che ha preso parte al torneo di classe 1. Faverzani non solo ha partecipato, ma è anche andato un soffio dalla medaglia d’oro, classificandosi secondo alle spalle di Francesco Pulvirenti (Sport Club Etna), che bazzica il mondo del tennistavolo da ben 40 anni. Un grandissimo risultato, dunque, per l’atleta del Villazzano, che ha deciso di confermarsi nel torneo open del giorno successivo, che ha coinvolto tutti e 30 i partecipanti ai tornei del giorno precedente, arrivando di nuovo a podio grazie alla conquista del terzo posto.
Abbiamo fatto due chiacchiere con Pietro, che è uno dei fondatori del giovanissimo movimento di giocatori di tennistavolo con il Parkinson. Quando scoprì i benefici che il tennistavolo avrebbe potuto dargli, Pietro ha cercato di mettere insieme un gruppo “compagni di sventura”, come li ha definiti, per sperimentare questo sport e cercare di unirsi ed affrontare insieme la paura della caduta, molto frequente nei soggetti affetti da Parkinson. Inizialmente la comitiva giocava in un tavolo messo a disposizione all’ospedale di Pergine, dove le partite a tennistavolo diventavano parte integrante della seduta di fisioterapia. Con il passare del tempo però, a causa del crescente numero di interessati, ci si è spostati a Villazzano, dove grazie ad un’affiliazione con la società USD Villazzano si è arrivati al gruppo di oltre dieci persone che, come detto, si allena ogni martedì mattina. “I benefici che il tennistavolo porta a noi malati di Parkinson sono evidenti” racconta Pietro Faverzani, “basti pensare che alcuni di noi che normalmente si ritroverebbero a dover girare con il carrello equilibratore, dopo un po’ di tempo trascorso ai tavoli possono farne a meno, e lo stesso vale per coloro che si servono delle racchette da nordic walking. Inoltre, coloro che hanno tra i sintomi del Parkinson quello del tremore, durante la fase di gioco ne soffrono in maniera sensibilmente minore, grazie alla grande concentrazione, mentale e muscolare, impiegata nel cercare di colpire la pallina”. Pietro ed altri suoi compagni però vogliono andare oltre all’allenamento: il sapore della competizione è troppo gustoso per non assaggiarlo. E così, come raccontato, appena c’è stata l’occasione di prendere parte ad un torneo pensato per persone con il Parkinson, Faverzani ha colto al volo l’occasione. “L’esperienza è stata molto positiva: era mio desiderio quello di uscire dal Trentino, soprattutto per potermi confrontare con altre persone nella mia stessa situazione che provenissero da altre regioni, ed il torneo è stata un ottimo pretesto per farlo. La mia speranza è che anche nella nostra provincia si organizzino presto manifestazioni del genere, anche aperte a persone affette da patologie diverse dal Parkinson”.